giovedì 9 giugno 2016

SU LEONE TOLSTOJ, TRATTO DA UNA RACCOLTA DI SAGGI ATTUALMENTE INCOMPLETA..

Su Leone Tolstoj, Guerra e rivoluzione

La prima supposizione, liberatoria a riguardo del testo, splendido nella sua purezza ed elevata sintesi intellettuale, è di pensare e riflettere a come gli intellettuale a venire di Lev non abbiano preso in considerazione ciò che di intellettuale avrebbe potuto garantire la loro liberatoria d'opposizione e spiccatamente di sinistra, verso quel legame ipocondriaco tra ciò che veniva considerato mondo del capitalismo ed il testo di Marx, così frainteso e così mirato a creare un'opposizione assolutamente fittizia a ciò che di “nuovo capitalismo” si protende poi, mediante materialismo dialettico.
In sintesi, al capitale tradizionalmente inteso dalla politica di sinistra dall'inizio del Novecento ad oggi, ottusamente ed inspiegabilmente, si vuole contrapporre un capitalismo d'opposizione, ovvero “l'altra parte”(come direbbe Alfred Kubin) capace di dialogare in termine di capitali, ovvero ricchezza ed opulenza, nella virtude della creazione di un equilibrio tra capitale, di destra, e mondo del capitale, di sinistra. Quindi tutta la società contemporanea sarebbe soggetta a due parti, di equo capitale finalmente raggiungibile, che lottano a vicenda fittiziamente a livello politico per l'affermazione dell'uno e l'altro, mentre tutte le premesse ideologiche della destra e della sinistra verrebbero così sopraffatte- (ed è quello lo scopo del materialismo dialettico mediante le profetiche vittorie di classi operaie versus le altre, così tanto teorizzato da Carlo Marx come finalità)-ed assuefatte entro quella “dittatura del proletariato” che ancor oggi viene riproposta con e tra le propagande elettorali, specie tra i partiti politici di un Europa, finalizzata alla “fede nella Bibbia dei compagni, di sinistra”, ovvero gli scritti di Marx, per una cosmologica affermazione del mito della “lotta di classe contro il capitale”, eminente e determinante per l'affermazione e la determinazione dei poteri alla conduzione stessa delle società contemporanee.
Questo signor Lev, o Leone, Tolstoj scrisse un testo a priori del periodo del successo della diffusione del Capitale di Marx, nel momento in cui la rivoluzione o la presa di coscienza degli strati dei popoli civilizzabili del mondo era in atto di prendere decisioni e posizioni consapevoli del ribaltamento delle condizioni sociologiche dirette agli schemi consueti delle monarchie “Ancien regime”. Il perchè la direzione epistemologica dell'affermazione del testo di Lev rispetto al testo di Marx per la sua diffusione politica rimane un mistero, anche per i prestigiosi filosofi a venire, ma questo è un altro discorso, solo per intenderci. Numerosi sono i misteri del non confronto tra testo teorico-ideologico sostanzialmente d'opposizione, rispetto al loro successo: la pecca principale del moralista Tolstoj forse è quella di non aver creato una alternativa forma di accumulazione di capitale rispetto al tradizionale liberistico capitalismo tradizionalmente inteso come di destra e che quindi le masse e le “affinità elettive” della politica progressista non avrebbero potuto trarne un vantaggio economicamente produttivo,sempre in termini di materialismo dialettico si intende. Il dilemma è che ancor oggi; ed il riferimento alla filosofia di eccelsi filosofi addirittura, per non parlare delle cattedre universitarie, ancor non sa pronunciarsi nemmeno nei termini della soluzione del pensiero impostato dal materialismo dialettico marxista, ovvero; non si pone risposta ai risvolti istituzionali delle politiche di sinistra nei termini della opposizione sistemica del capitalismo tradizionale, così oscuratamente inteso per la sua schietta sincerità nelle finalità per tradizione liberistica. Tutto è lasciato al caso, alle vicende di “lotte di classe”, anche se formalmente presentate come un rapporto tra realtà e ideologia formalizzato in effetti dalla metafora politicamente antropomorfica presentata alla maniera di Cervantes. I risvolti quindi della genuina componente intellettuale del pensiero progressista dic sinistra di inizio Novecento è stato bistrattato dal successo del marxismo, quale in fondo inteso come mero e rozzo componente alternativo ad un capitalismo delle destre politiche, rispetto ad un capitalismo delle sinistre politiche. Questa soluzione ha fatto e fa comodo a politici ed intellettuali eminenti, quindi, perchè affrontare realmente sia materialismo dialettico e soluzione effettivamente moderna della concezione dello straordinario scrittore russo. A noi non interessa per il momento le eloquenti e potenti informazioni dei politici e degli intellettuali eminenti che han voluto coniare la storia del Novecento come una ennesima moneta: a noi interessa invalidare il pensiero alla base del materialismo dialettico trasalito dalle teorie marxiste e riscoprire la modernità di Tolstoj delle concezioni espresse nel testo “Guerra e rivoluzione”.
Confrontando i due testi, di Tolstoj e Marx, dovrebbe apparire subito una contraddizione, mai palese, sia dal mondo della cultura sia da quello della politica: il Capitale di Marx non considera minimamente gli sviluppi della classe, classe politica quindi, intesa come facente parte della rappresentanza del mondo contadino, ovvero delle attività rurali. Una linea di fondo, basata in ogni caso sulla pretesa dello sviluppo tecnologico e progressista dei sistemi di produzione agricola, asseconda il problema reale dell'insieme della condizione sociale del popolo del contado. Tolstoj invece sottolinea questo strato, indicandolo ovviamente nella realtà sociale del suo tempo e, se vogliamo, anche per quello di Marx posteriore, in un futuro prossimo come condizione immutata, anzi tal situazione sarebbe stata ancor più determinante che al suo periodo, nei termini maggiormente indicati poi dal concetto di rivoluzione, rivoluzione sociale. La popolazione russa di fine Ottocento e inizio Novecento era prevalentemente agricola, ossia basata nell'esistenza alla coltivazione del terreno in maniera diretta a tal punto che la loro esistenza era basata sul mondo rurale. La condizione della popolazione russa era coinvolta dalle vicissitudini del mondo rurale per circa il 70% dell'intero regno e poi insieme territoriale dell'intera ex Unione sovietica (ovviamente il fatto che anche i contadini avevano una prole numerosa, non è mai stato considerato dagli “intellettualissimi” rappresentanti e difensori del comunismo, vai a capire..sappiamo benissimo che fine fecero e che ancor fanno i contadini sotto i regimi comunisti, ma anche solo sotto i governi di sinistra, così invidiosi dei trattamenti della destra verso questa categoria di persone). Marx non si è mai intercalato nelle sue “lotte di classe” nella realtà, in una realtà europea effettiva: anche negli altri stati europei la stessa percentuale, di poco minore se si vuole, era condizionata dalla vita nei campi, al sistema dell'agricoltura e allo stato. Marx parla solo di classe operaia in opposizione ad un capitalismo forse inteso in termini astratti se distaccato dalla perdita, per un territorio, per uno stato esistente, del sol governo affidato ancora alla monarchia; Marx concettualizza il materialismo dialettico sol riferendosi ad una estensione aleatoria della classe proletaria basata solo ed esclusivamente ad un sistema di lavoro meccanizzato, tipicamente operaio legato all'industrializzazione. E' questo il grande limite, e quindi anche l'opportunismo politico che ne è derivato dai sistemi totalitaristici basati sui soviet e sul fondamentalismo del pensiero politico leninista, della filosofia marxista, la quale risulta alquanto scarna e limitata, rispetto alle linee concettuali, alle solo rimaste linee e non sistema di programmazione politica, delle idee di Tolstoj limitate alla mera stesura dell'enunciato espresso letterariamente in Guerra e rivoluzione.
Senza entrare in merito alla critica al pensiero tolstoiano sul concetto di rivoluzione che par protendersi ai risultati operati da Gandhi anni or sono, la combinazione tra le tesi invece di Marx del raggiungimento della “dittatura del proletariato” e la rivoluzione, il suo concetto di rivoluzione delle classi subordinate al sistema capitalistico, appaiono quanto mai contraddittorie, aleatorie e suscettibili solo al compromesso promiscuo e quindi il materialismo dialettico di fondo appare solo un abbozzo intellettuale, inconcepibile e ben presto addirittura evitabile se non totalmente inconcludente allor quando si giunga alla combinazione, al mix tra capitale e classe operaia in termini di sistema economico risultante. Il materialismo dialettico rimane ancor oggi un dialogo aporetico, che annoia per primi quegli stessi intellettuali che si definiscono comunisti, il pretesto sottolineato dalla acerba retorica che serve, serve solo a creare altri sistemi camaleontici per la riqualificazione o rafforzamento dei sistemi capitalistici in atto, mai mutati in termini di tradizione strutturale nei sistemi economici di stato. Non solo, il mero determinismo dialettico non ha fatto altro che giustificare nuove forme di modelli di mera dittatura, dei veri e propri “sistemi di destra rovesciati al contrario”, che praticano il consueto dominio del potere politico incentrato sulla forza, sulla potenza economica dei settori che sfruttano i sistemi di produzione, quindi le classi sociali stesse ormai definibili e limitabili, quindi l'ennesimo regime o sistema para-feudale che glorifica le classi degli strati delle popolazioni, esaltando poi solo una “idea comune” del rapporto denaro-lavoro, ma questo è l' asse portante del liberismo. Marxismo, quindi comunismo non son serviti altro che a rafforzare, confondendoli, i grandi sistemi del capitalismo che a questo punto possiamo definire classico, classico poiché integrato dal pensiero della moderna sinistra politica mondiale. Il materialismo dialettico marxista è in pratica, come atteggiamento filosofico fondato sul materialismo dialettico, l'equivalente politico che giustifica, senza termini filosofici anche se presenti nelle cariche accademiche, una nuova concezione del sistema strutturale molto più antiquato del capitalismo: il sistema oligarchico, dell'oligarchia. L'oligarchia era connessa al sistema della successione monarchica, ora con Marx( questa è l'unica squallida innovazione, con rispetto per chi ancora crede che i partiti rispettino le ideologie) è possibile consolidare ed estendere addirittura il sistema oligarchico alle strutture statali non connesse alla monarchia ma ai sistemi repubblicani e parlamentari. Tutto li? Si, tutto e solo li, non credete ad una parola dei cerimoniosi successi delle “innovazioni social solidali” dei frutti dei sistemi comunisti vincitori rispetto ai “tradizionali sistemi del capitalismo”, promossi da titolati accademici, neppur fossero dell'Accademia dei Lincei.
Tornate all'ingenua utopia di Tolstoj e vi cadranno ai piedi quasi duecento anni di storia e di pensieri e scritti filosofici di intellettuali legittimamente titolati nelle politiche degli stati. Poichè l'utopia di Tolstoj è una falsa utopia ma una autentica cartina al tornasole delle filosofie moderne contrapposte alla tradizione, figuriamoci alle politiche moderne. E' il vaccino alla retorica moderna progressista, l'esorcismo formulistico al principio comunista estrapolato dalle frettolose formule di sinistra dei sistemi che dal Novecento ad oggi si succedono: è la verità scomoda a qualsiasi forma delle evoluzione delle filosofie eminenti moderne e contemporanee, l'unico incubo di qualsiasi pensatore e filosofo che si sia imbattuto nella comprensione politica della storia moderna dalla morte di Tolstoj stesso ad oggi, in fede al divenire, ma assoluto, proprio di Hegel.
Marx, dittatura del proletariato e leninismo del soviet; meccanizzazione dei sistemi produttivi e massimizzazione dei rendimenti all'ente supremo centrale, quindi oligarchia. Per il popolo, il frutto marxista è l'ateismo di stato, una formula deterministica e positivista del materialismo dialettico. Per il popolo, Marx offre la divisione in classi sociali tra le quali il privilegio va a quella operaia, nei termini della soddisfazione e accettazione della “dittatura dei diritti” basata sulla norma di stato, sull'idea della libertà come collettivismo; quello di Orwell in 1984, certo. Dunque tramite il controllo del soviet, l'oligarchia crea una elites di oligarchi, ovvero dei fenomeni che diverranno talmente ricchi (e quindi impunibili) da costituire una forza economica alla pari del capitalismo liberale e privato dei paesi occidentali e dei “non comunisti”. Questo è stato Marx e questo continua ad essere, osannato da assurdità di citazionisti tra filosofi e accademici, tra politici di sinistra dei paesi occidentali. Questo era Tolstoj, l'emblema della censura più abietta, del libero pensiero progressista e d'opposizione reale ai sistemi capitalistici, ai sistemi del “capitalismo rosso”, non dissimile dai suoi governi monarchici d'epoca in Russia quando il grande scrittore componeva i brani che diedero veramente un senso al premio Nobel per la scrittura. Questo è Tolstoj, l'emblema del “vuoto pneumatico di idee” dei rappresentanti della sinistra intellettuale, mai considerato, eclissato, scomodo e quindi troppo costantemente definibile come il Socrate dell'epoca moderna e quindi contemporanea.



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