Su
Leone Tolstoj, Guerra e rivoluzione
La prima supposizione,
liberatoria a riguardo del testo, splendido nella sua purezza ed
elevata sintesi intellettuale, è di pensare e riflettere a come gli
intellettuale a venire di Lev non abbiano preso in considerazione ciò
che di intellettuale avrebbe potuto garantire la loro liberatoria
d'opposizione e spiccatamente di sinistra, verso quel legame
ipocondriaco tra ciò che veniva considerato mondo del capitalismo ed
il testo di Marx, così frainteso e così mirato a creare
un'opposizione assolutamente fittizia a ciò che di “nuovo
capitalismo” si protende poi, mediante materialismo dialettico.
In sintesi, al capitale
tradizionalmente inteso dalla politica di sinistra dall'inizio del
Novecento ad oggi, ottusamente ed inspiegabilmente, si vuole
contrapporre un capitalismo d'opposizione, ovvero “l'altra
parte”(come direbbe Alfred Kubin) capace di dialogare in termine di
capitali, ovvero ricchezza ed opulenza, nella virtude della
creazione di un equilibrio tra capitale, di destra, e mondo del
capitale, di sinistra. Quindi tutta la società contemporanea sarebbe
soggetta a due parti, di equo capitale finalmente raggiungibile, che
lottano a vicenda fittiziamente a livello politico per l'affermazione
dell'uno e l'altro, mentre tutte le premesse ideologiche della destra
e della sinistra verrebbero così sopraffatte- (ed è quello lo scopo
del materialismo dialettico mediante le profetiche vittorie di classi
operaie versus le altre, così tanto teorizzato da Carlo Marx come
finalità)-ed assuefatte entro quella “dittatura del proletariato”
che ancor oggi viene riproposta con e tra le propagande elettorali,
specie tra i partiti politici di un Europa, finalizzata alla “fede
nella Bibbia dei compagni, di sinistra”, ovvero gli scritti di
Marx, per una cosmologica affermazione del mito della “lotta di
classe contro il capitale”, eminente e determinante per
l'affermazione e la determinazione dei poteri alla conduzione stessa
delle società contemporanee.
Questo signor Lev, o Leone,
Tolstoj scrisse un testo a priori del periodo del successo della
diffusione del Capitale di Marx, nel momento in cui la rivoluzione o
la presa di coscienza degli strati dei popoli civilizzabili del mondo
era in atto di prendere decisioni e posizioni consapevoli del
ribaltamento delle condizioni sociologiche dirette agli schemi
consueti delle monarchie “Ancien regime”. Il perchè la direzione
epistemologica dell'affermazione del testo di Lev rispetto al testo
di Marx per la sua diffusione politica rimane un mistero, anche per i
prestigiosi filosofi a venire, ma questo è un altro discorso, solo
per intenderci. Numerosi sono i misteri del non confronto tra testo
teorico-ideologico sostanzialmente d'opposizione, rispetto al loro
successo: la pecca principale del moralista Tolstoj forse è quella
di non aver creato una alternativa forma di accumulazione di capitale
rispetto al tradizionale liberistico capitalismo tradizionalmente
inteso come di destra e che quindi le masse e le “affinità
elettive” della politica progressista non avrebbero potuto trarne
un vantaggio economicamente produttivo,sempre in termini di
materialismo dialettico si intende. Il dilemma è che ancor oggi; ed
il riferimento alla filosofia di eccelsi filosofi addirittura, per
non parlare delle cattedre universitarie, ancor non sa pronunciarsi
nemmeno nei termini della soluzione del pensiero impostato dal
materialismo dialettico marxista, ovvero; non si pone risposta ai
risvolti istituzionali delle politiche di sinistra nei termini della
opposizione sistemica del capitalismo tradizionale, così
oscuratamente inteso per la sua schietta sincerità nelle finalità
per tradizione liberistica. Tutto è lasciato al caso, alle vicende
di “lotte di classe”, anche se formalmente presentate come un
rapporto tra realtà e ideologia formalizzato in effetti dalla
metafora politicamente antropomorfica presentata alla maniera di
Cervantes. I risvolti quindi della genuina componente intellettuale
del pensiero progressista dic sinistra di inizio Novecento è stato
bistrattato dal successo del marxismo, quale in fondo inteso come
mero e rozzo componente alternativo ad un capitalismo delle destre
politiche, rispetto ad un capitalismo delle sinistre politiche.
Questa soluzione ha fatto e fa comodo a politici ed intellettuali
eminenti, quindi, perchè affrontare realmente sia materialismo
dialettico e soluzione effettivamente moderna della concezione dello
straordinario scrittore russo. A noi non interessa per il momento le
eloquenti e potenti informazioni dei politici e degli intellettuali
eminenti che han voluto coniare la storia del Novecento come una
ennesima moneta: a noi interessa invalidare il pensiero alla base del
materialismo dialettico trasalito dalle teorie marxiste e riscoprire
la modernità di Tolstoj delle concezioni espresse nel testo “Guerra
e rivoluzione”.
Confrontando i due testi, di
Tolstoj e Marx, dovrebbe apparire subito una contraddizione, mai
palese, sia dal mondo della cultura sia da quello della politica: il
Capitale di Marx non considera minimamente gli sviluppi della classe,
classe politica quindi, intesa come facente parte della
rappresentanza del mondo contadino, ovvero delle attività rurali.
Una linea di fondo, basata in ogni caso sulla pretesa dello sviluppo
tecnologico e progressista dei sistemi di produzione agricola,
asseconda il problema reale dell'insieme della condizione sociale del
popolo del contado. Tolstoj invece sottolinea questo strato,
indicandolo ovviamente nella realtà sociale del suo tempo e, se
vogliamo, anche per quello di Marx posteriore, in un futuro prossimo
come condizione immutata, anzi tal situazione sarebbe stata ancor più
determinante che al suo periodo, nei termini maggiormente indicati
poi dal concetto di rivoluzione, rivoluzione sociale. La popolazione
russa di fine Ottocento e inizio Novecento era prevalentemente
agricola, ossia basata nell'esistenza alla coltivazione del terreno
in maniera diretta a tal punto che la loro esistenza era basata sul
mondo rurale. La condizione della popolazione russa era coinvolta
dalle vicissitudini del mondo rurale per circa il 70% dell'intero
regno e poi insieme territoriale dell'intera ex Unione sovietica
(ovviamente il fatto che anche i contadini avevano una prole
numerosa, non è mai stato considerato dagli “intellettualissimi”
rappresentanti e difensori del comunismo, vai a capire..sappiamo
benissimo che fine fecero e che ancor fanno i contadini sotto i
regimi comunisti, ma anche solo sotto i governi di sinistra, così
invidiosi dei trattamenti della destra verso questa categoria di
persone). Marx non si è mai intercalato nelle sue “lotte di
classe” nella realtà, in una realtà europea effettiva: anche
negli altri stati europei la stessa percentuale, di poco minore se si
vuole, era condizionata dalla vita nei campi, al sistema
dell'agricoltura e allo stato. Marx parla solo di classe operaia in
opposizione ad un capitalismo forse inteso in termini astratti se
distaccato dalla perdita, per un territorio, per uno stato esistente,
del sol governo affidato ancora alla monarchia; Marx concettualizza
il materialismo dialettico sol riferendosi ad una estensione
aleatoria della classe proletaria basata solo ed esclusivamente ad un
sistema di lavoro meccanizzato, tipicamente operaio legato
all'industrializzazione. E' questo il grande limite, e quindi anche
l'opportunismo politico che ne è derivato dai sistemi
totalitaristici basati sui soviet e sul fondamentalismo del pensiero
politico leninista, della filosofia marxista, la quale risulta
alquanto scarna e limitata, rispetto alle linee concettuali, alle
solo rimaste linee e non sistema di programmazione politica, delle
idee di Tolstoj limitate alla mera stesura dell'enunciato espresso
letterariamente in Guerra e rivoluzione.
Senza entrare in merito alla
critica al pensiero tolstoiano sul concetto di rivoluzione che par
protendersi ai risultati operati da Gandhi anni or sono, la
combinazione tra le tesi invece di Marx del raggiungimento della
“dittatura del proletariato” e la rivoluzione, il suo concetto di
rivoluzione delle classi subordinate al sistema capitalistico,
appaiono quanto mai contraddittorie, aleatorie e suscettibili solo al
compromesso promiscuo e quindi il materialismo dialettico di fondo
appare solo un abbozzo intellettuale, inconcepibile e ben presto
addirittura evitabile se non totalmente inconcludente allor quando si
giunga alla combinazione, al mix tra capitale e classe operaia in
termini di sistema economico risultante. Il materialismo dialettico
rimane ancor oggi un dialogo aporetico, che annoia per primi quegli
stessi intellettuali che si definiscono comunisti, il pretesto
sottolineato dalla acerba retorica che serve, serve solo a creare
altri sistemi camaleontici per la riqualificazione o rafforzamento
dei sistemi capitalistici in atto, mai mutati in termini di
tradizione strutturale nei sistemi economici di stato. Non solo, il
mero determinismo dialettico non ha fatto altro che giustificare
nuove forme di modelli di mera dittatura, dei veri e propri “sistemi
di destra rovesciati al contrario”, che praticano il consueto
dominio del potere politico incentrato sulla forza, sulla potenza
economica dei settori che sfruttano i sistemi di produzione, quindi
le classi sociali stesse ormai definibili e limitabili, quindi
l'ennesimo regime o sistema para-feudale che glorifica le classi
degli strati delle popolazioni, esaltando poi solo una “idea
comune” del rapporto denaro-lavoro, ma questo è l' asse portante
del liberismo. Marxismo, quindi comunismo non son serviti altro che a
rafforzare, confondendoli, i grandi sistemi del capitalismo che a
questo punto possiamo definire classico, classico poiché integrato
dal pensiero della moderna sinistra politica mondiale. Il
materialismo dialettico marxista è in pratica, come atteggiamento
filosofico fondato sul materialismo dialettico, l'equivalente
politico che giustifica, senza termini filosofici anche se presenti
nelle cariche accademiche, una nuova concezione del sistema
strutturale molto più antiquato del capitalismo: il sistema
oligarchico, dell'oligarchia. L'oligarchia era connessa al sistema
della successione monarchica, ora con Marx( questa è l'unica
squallida innovazione, con rispetto per chi ancora crede che i
partiti rispettino le ideologie) è possibile consolidare ed
estendere addirittura il sistema oligarchico alle strutture statali
non connesse alla monarchia ma ai sistemi repubblicani e
parlamentari. Tutto li? Si, tutto e solo li, non credete ad una
parola dei cerimoniosi successi delle “innovazioni social solidali”
dei frutti dei sistemi comunisti vincitori rispetto ai “tradizionali
sistemi del capitalismo”, promossi da titolati accademici, neppur
fossero dell'Accademia dei Lincei.
Tornate all'ingenua utopia di
Tolstoj e vi cadranno ai piedi quasi duecento anni di storia e di
pensieri e scritti filosofici di intellettuali legittimamente
titolati nelle politiche degli stati. Poichè l'utopia di Tolstoj è
una falsa utopia ma una autentica cartina al tornasole delle
filosofie moderne contrapposte alla tradizione, figuriamoci alle
politiche moderne. E' il vaccino alla retorica moderna progressista,
l'esorcismo formulistico al principio comunista estrapolato dalle
frettolose formule di sinistra dei sistemi che dal Novecento ad oggi
si succedono: è la verità scomoda a qualsiasi forma delle
evoluzione delle filosofie eminenti moderne e contemporanee, l'unico
incubo di qualsiasi pensatore e filosofo che si sia imbattuto nella
comprensione politica della storia moderna dalla morte di Tolstoj
stesso ad oggi, in fede al divenire, ma assoluto, proprio di Hegel.
Marx, dittatura del proletariato
e leninismo del soviet; meccanizzazione dei sistemi produttivi e
massimizzazione dei rendimenti all'ente supremo centrale, quindi
oligarchia. Per il popolo, il frutto marxista è l'ateismo di stato,
una formula deterministica e positivista del materialismo dialettico.
Per il popolo, Marx offre la divisione in classi sociali tra le quali
il privilegio va a quella operaia, nei termini della soddisfazione e
accettazione della “dittatura dei diritti” basata sulla norma di
stato, sull'idea della libertà come collettivismo; quello di Orwell
in 1984, certo. Dunque tramite il controllo del soviet, l'oligarchia
crea una elites di oligarchi, ovvero dei fenomeni che diverranno
talmente ricchi (e quindi impunibili) da costituire una forza
economica alla pari del capitalismo liberale e privato dei paesi
occidentali e dei “non comunisti”. Questo è stato Marx e questo
continua ad essere, osannato da assurdità di citazionisti tra
filosofi e accademici, tra politici di sinistra dei paesi
occidentali. Questo era Tolstoj, l'emblema della censura più
abietta, del libero pensiero progressista e d'opposizione reale ai
sistemi capitalistici, ai sistemi del “capitalismo rosso”, non
dissimile dai suoi governi monarchici d'epoca in Russia quando il
grande scrittore componeva i brani che diedero veramente un senso al
premio Nobel per la scrittura. Questo è Tolstoj, l'emblema del
“vuoto pneumatico di idee” dei rappresentanti della sinistra
intellettuale, mai considerato, eclissato, scomodo e quindi troppo
costantemente definibile come il Socrate dell'epoca moderna e quindi
contemporanea.