L'IRA
Sul
calare della sera noi, miserandi proselitori della vita d'espedienti,
ci preparavamo ad approntare il giaciglio di fortuna presso una
spiaggia, dalla sabbia fine e posta poco più in basso del livello
stradale della cittadina. Ci sistemammo precisamente entro un
arcosolio in pietra, ovvero un'arcata semicircolare incassata un paio
di metri entro il muro di sostegno che fissava il limite tra i due
spazi urbani. -Qui dormiamo stanotte Carlo, guarda che bel tramonto,
io intanto sistemo i cartoni a terra- dissi al compare di sfortuna
quotidiana. Ci sistemammo senza particolari attenzioni alla comodità
e distesi non ci rimase che fissare il paesaggio marittimo che ci
accoglieva e che doveva accoglierci con i suoi umori climatici
inequivocabilmente. Carlo, con lo sguardo fisso rivolto al mare
cominciò a dialogare disinteresstamente e mi disse:- Vedi come è
calmo il mare adesso, sotto il sole che arrossa il cielo terso; vedi,
le imbarcazioni fan ritorno tranquille, tranquille come noi: non che
noi siamo barche ma, si capisce. Bene, vedi quella specie di panfilo
enorme che primeggia sulle acque, come se il mare fosse un pavimento
di marmo lustro, fatto a contegno solo per lei? Vedi, quel barcone è
di un riccone e riconosco anche solo dagli ormeggi che si tratta di
un russo, deve approdare proprio qui, vicino alla villa faraonica
attaccata alla spiaggia dove ci troviamo noi adesso- Con uno sguardo
rincuorante ma privo di stupore obiettai dell'umorismo:- Certo,
sicuramente capisci che i nostri vicini hanno il nostro stesso rango,
si capisce dalla ricchezza, ma che ti interessa quello li, dai?-
Carlo, tra la sua barba grigia e folta come la sua capigliatura
scomposta aggrottò pure le ciglia e col tono dismesso aggiunse:-lo
capisco, ma devi sapere che la città ha di certo offerto ad un
ricco così tutti i vantaggi- Immediata la risposta:-Certo, si sa già
che i russi miliardari vengon qui e i sindaci gli modificano anche il
regolamento edilizio a loro piacimento, per le comodità del
lusso..- Carlo rimase in silenzio per un attimo, quindi proseguì,
aggrottando pure le ruge in fronte.
-Vedi
quello li, il miliardario, è un russo: e come tutti i russi
miliardari non sono altro che exsoviet che hanno ereditato il
patrimonio dell'eredità economica della vecchia URSS, altri non
possono essere, beh si sa che fine han fatto gli altri, nei campi di
sterminio, come li chiamavano? Kolkoz, Gulag. Il più bel pezzo di
“compagno” chi è, se non il capitalista quindi, ovvero quello
che può lottare con l'invidia per diventare più ricco del ricco,
una lotta rabbiosa di un cane che si morde la coda. Dalla
rivendicazione del collettivismo alla concentrazione dei capitali, il
comunismo ed i comunismi sono come la ruota di un mulino che ha
sempre bisogno di acqua fresca, acqua corrente-D'improvviso i due
sentirono un liquido che dall'alto cadeva su di loro, di colore
rossastro brunito, dai riflessi amaranto; subito capii che a sprazzi,
l'odore era acre e pungente, aromatico:-Kerosene-dissi a Carlo, il
quale mi spinse e già impaurito evitava i cartoni che cominciavano a
prender fuoco. Il custode della villa, incaricato dal padrone, era
stato chiamato in causa per farci sgomberare. Afferrai l'amico e mi
rotolai nella sabbia in un versante inclinato: lui, sopra di me, si
rialzò trascinandomi verso lo steccato della spiaggia,
fortunatamente vicino alla strada. Eravamo salvi, per il momento.
Carlo disse subito:-Siamo a posto, siamo scampati: il custode però
deve averci lasciati uscire, se voleva avrebbe potuto ucciderci e la
colpa la può scaricare a noi, lasciando li la tanica, per il freddo
notturno direbbe che era nostra-. Io risposi rassegnato e
deciso:-Sicuro, quella gente farebbe di tutto per evitare di provare
fastidio, è il loro impulso, irrefrenabile, di sicurezza di fronte
al male, noi siamo il male, noi poveri innazi a loro-.
Addì,
17 Novembre 2014.
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