LA
SUPERBIA
Che
senso ha oggi raccontare? Questa era la domanda che il professore di
italiano e storia osava ancora ripetere ai propri alunni durante la
lezione. Solitamente cercava di interagire con loro ponendo queste
domande, che apparivano ambigue ed insolite e confermavano quella
leggera afasia che contempla ogni ragazzo che segue una lezione di
avvenimenti sul passato, rispetto alla noia soffocante che tutti
abbiamo provato pensando a chi ineluttabilmente deve sempre, essere
ricordato. Ma quella volta il docente non mollava e si ostinava a
fare domande consimili, cercando di iniettare nel cervello quella
sostanza né dolce e né salata che non è mai stata digerita: che
senso ha il racconto del passato o del futuro, se il presente non
assomiglia a nulla? Tentò, il professore di introdurre la
riflessione di un autore mai inseribile nei programmi convenzionali,
ossia Dostoevskij e introdusse alla trama del romanzo L'Idiota. A suo
rischio e pericolo della partecipazione umoristica, descrisse
quell'individuo inetto alle decisioni delle circostanze della vita e
di come in molte pagine si definissero questioni monotone e minuziose
di ennesime azioni di dialoghi tra individui soli e spenti,
apparentemente privi di poter decidere, privi di un potere operante e
decisionale. Che senso poteva avere un testo simile, altra domanda.
Il bisogno di comunicare, anche ossessivamente, era una necessità
sicura dell'autore, ma per noi, a che scopo è rivolta una simile
storia inconcludente? La risposta del professore fu:<<Il
romanzo, il rappresentare una scena di vita, qualsiasi, anche
pedante, rivela la natura del bisogno di scrivere: bisogna abbattere
la superbia che è in noi stessi; ecco il modo per reprimerla>>.
Poi aggiunse: <<Lo scrittore russo non sapeva chi avrebbe
negato il diritto di esistere, avere documenti, essere chiamato per
nome, essere nobile anche senza un titolo o un riconoscimento
collettivamente riconosciuto: quando si impose Lenin tutto ciò ebbe
inizio, come anche la più grande negazione al diritto di scrivere,
di scrivere della memoria anche del proprio nome. Dostoevskij
guardava al futuro della propria nazione e vedeva la fine, tragica,
della storia e del diritto di averla, del bisogno instancabile di
scrivere per sentire non solo la propria memoria viva, ma essere
fieri anche della propria carnalità.>>. Gli studenti
stupefatti, stranamente ascoltavano ammutoliti. Uno disse: <<Ma
chi era questo Lenin?>>, la risposta immediata d'altra
parte:<<L'argomento di questa lezione, ragazzi!>>. Il
professore soddisfatto continuò:<<Che dire di questo politico,
semplicemente che oggi è ancor presente nell'anima delle politiche
delle nazioni poiché il suo corpo è stato imbalsamato entro un
mausoleo a Mosca>>. Un allievo subito aggiunse: <<Ecco
perchè tutti i politici son delle mummie, sono degli autentic
str..>>. Fu interrotto ovviamente e l'insegnante proseguì
quella condotta del discorso ricorrendo ad un esempio. Pensate per un
attimo, per farvi capire cosa vuol dire adulare anche indirettamente,
ma con la retorica politica, una mummia si, esatto, imponendo la
superbia, fedele solo ad astratte ideologie collettivistiche, simile
a quella dei faraoni: la ditta di porcellane ancora in stile
settecentesco, Ricard Ginori, ieri ha chiuso i battenti, mandando a
casa millecinquecento operai. Pensate adesso alle statuette degli
artisti oggi più in vista e presenti alla prestigiosa Biennale di
Venezia. La domanda è questa: come mai una ditta così esperta
chiude una produzione di statuette con putti settecenteschi, adesso,
nel Duemila? E come mai artisti, che confessano di operare attraverso
l' Arte povera, riescono a vincere un leone alato ed a vendere una
statua di un palloncino gonfiato in forma di cagnolino ad una cifra
di otto zeri di dollari?
All'improvviso
qualcuno rispose:<<Bisognava fare i putti con la testa di
quel Lenin!>>.
Marcello
Della Valle, 2014.
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