domenica 12 aprile 2015

RACCONTO MOLTO BREVE. LA SUPERBIA, 2014.


LA SUPERBIA










Che senso ha oggi raccontare? Questa era la domanda che il professore di italiano e storia osava ancora ripetere ai propri alunni durante la lezione. Solitamente cercava di interagire con loro ponendo queste domande, che apparivano ambigue ed insolite e confermavano quella leggera afasia che contempla ogni ragazzo che segue una lezione di avvenimenti sul passato, rispetto alla noia soffocante che tutti abbiamo provato pensando a chi ineluttabilmente deve sempre, essere ricordato. Ma quella volta il docente non mollava e si ostinava a fare domande consimili, cercando di iniettare nel cervello quella sostanza né dolce e né salata che non è mai stata digerita: che senso ha il racconto del passato o del futuro, se il presente non assomiglia a nulla? Tentò, il professore di introdurre la riflessione di un autore mai inseribile nei programmi convenzionali, ossia Dostoevskij e introdusse alla trama del romanzo L'Idiota. A suo rischio e pericolo della partecipazione umoristica, descrisse quell'individuo inetto alle decisioni delle circostanze della vita e di come in molte pagine si definissero questioni monotone e minuziose di ennesime azioni di dialoghi tra individui soli e spenti, apparentemente privi di poter decidere, privi di un potere operante e decisionale. Che senso poteva avere un testo simile, altra domanda. Il bisogno di comunicare, anche ossessivamente, era una necessità sicura dell'autore, ma per noi, a che scopo è rivolta una simile storia inconcludente? La risposta del professore fu:<<Il romanzo, il rappresentare una scena di vita, qualsiasi, anche pedante, rivela la natura del bisogno di scrivere: bisogna abbattere la superbia che è in noi stessi; ecco il modo per reprimerla>>. Poi aggiunse: <<Lo scrittore russo non sapeva chi avrebbe negato il diritto di esistere, avere documenti, essere chiamato per nome, essere nobile anche senza un titolo o un riconoscimento collettivamente riconosciuto: quando si impose Lenin tutto ciò ebbe inizio, come anche la più grande negazione al diritto di scrivere, di scrivere della memoria anche del proprio nome. Dostoevskij guardava al futuro della propria nazione e vedeva la fine, tragica, della storia e del diritto di averla, del bisogno instancabile di scrivere per sentire non solo la propria memoria viva, ma essere fieri anche della propria carnalità.>>. Gli studenti stupefatti, stranamente ascoltavano ammutoliti. Uno disse: <<Ma chi era questo Lenin?>>, la risposta immediata d'altra parte:<<L'argomento di questa lezione, ragazzi!>>. Il professore soddisfatto continuò:<<Che dire di questo politico, semplicemente che oggi è ancor presente nell'anima delle politiche delle nazioni poiché il suo corpo è stato imbalsamato entro un mausoleo a Mosca>>. Un allievo subito aggiunse: <<Ecco perchè tutti i politici son delle mummie, sono degli autentic str..>>. Fu interrotto ovviamente e l'insegnante proseguì quella condotta del discorso ricorrendo ad un esempio. Pensate per un attimo, per farvi capire cosa vuol dire adulare anche indirettamente, ma con la retorica politica, una mummia si, esatto, imponendo la superbia, fedele solo ad astratte ideologie collettivistiche, simile a quella dei faraoni: la ditta di porcellane ancora in stile settecentesco, Ricard Ginori, ieri ha chiuso i battenti, mandando a casa millecinquecento operai. Pensate adesso alle statuette degli artisti oggi più in vista e presenti alla prestigiosa Biennale di Venezia. La domanda è questa: come mai una ditta così esperta chiude una produzione di statuette con putti settecenteschi, adesso, nel Duemila? E come mai artisti, che confessano di operare attraverso l' Arte povera, riescono a vincere un leone alato ed a vendere una statua di un palloncino gonfiato in forma di cagnolino ad una cifra di otto zeri di dollari?
All'improvviso qualcuno rispose:<<Bisognava fare i putti con la testa di quel Lenin!>>.


Marcello Della Valle, 2014.

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